7 cose che potresti non sapere su Van Gogh
Condividi su

7 cose che potresti non sapere su Van Gogh

Sostieni SOS studenti! Ci basta un Like!

Tutto quello che non sapete su Vincent Van Gogh, famosissimo pittore olandese tanto geniale quanto incompreso durante la sua vita d'artista.

Tutti conoscono le opere di Van Gogh, uno dei più grandi artisti che il mondo artistico ha conosciuto, ma non proprio tutti sanno cosa si nasconde dietro la vita del tormentato artista. Van Gogh, una vita dedicata al lavoro, delusioni amorose e all’arte, solo dopo la sua morte riuscirà ad avere la fama che gli competeva. Qui potrai leggere 7 punti della sua vita che probabilmente non sapevi. E per citare un altro grande estimatore del pittore olandese, se non trovi interessante tutto ciò… “Tu sei pazzo, mica Van Gogh”.


Prima di diventare un artista, provò molti altri lavori

Vincent Van Gogh iniziò a lavorare all’età di 16 anni. Egli infatti, grazie a suo zio, riuscì a trovare lavoro come tirocinante presso una società che si occupava di arte a L’Aja. Continuò a lavorare negli uffici della società a Londra e a Parigi fin quando non fu licenziato nel 1876. In seguito trovò lavoro come insegnante a Londra, ma non fu duraturo, infatti, successivamente lavorò in una libreria nei Paesi Bassi. Nel 1878 si recò al Borinage, un distretto minerario in Belgio, e trovò lavoro tra i poveri, infatti lavorò come predicatore laico. Fu un periodo molto difficile della sua vita tant’è che fu costretto a vendere i suoi effetti personali e a dormire sul pavimento. E non è tutto: l’associazione religiosa che gli dava lavoro, decise di licenziarlo perché ritenne che non era tagliato per fare il predicatore. Infine decise di intraprendere la carriera che lo rese famoso in tutto il mondo (anche se non prima della sua morte): l’artista.


La carriera artistica di Van Gogh fu (relativamente) breve

Quando il suo tentativo di diventare predicatore fallì, Van Gogh, che aveva abbozzato qualche disegno di minatori e contadini mentre risiedeva in Belgio, decise nel 1880 di concentrarsi esclusivamente sull’arte. Nel 1881, l’olandese, che era soprattutto un artista autodidatta, tornò a casa in Olanda, dove si dedicò alla pittura e al disegno. Il fratello minore Theo Van Gogh, commerciante d’arte, lo aiutò economicamente ed emotivamente a sostenere i suoi progetti. Nel 1886 i due fratelli Van Gogh andarono a vivere insieme a Parigi. Quest’esperienza fu di fondamentale importanza per la sua crescita artistica, infatti egli fu esposto al lavoro di artisti impressionisti e neo-impressionisti che condizionarono il suo stile e le sue tecniche. Trascorse gli ultimi due anni della sua vita nel sud della Francia, dove diede vita ad un gran numero dei suoi più noti dipinti. Solo al momento della sua morte (29 luglio 1890) riuscì ad avere l’attenzione, che gli spettava, dalla critica. Tuttavia, nel corso della sua decennale vita da artista, riuscì a vendere solo una manciata dei suoi oltre 850 dipinti e 1.300 opere su carta. Nel 1990, un secolo dopo la sua morte, il suo dipinto “Ritratto del dottor Gachet” fu venduto all’asta per una cifra record, ossia ben $82,5 milioni. Il prezzo, al netto dell’inflazione, resta uno dei più alti mai pagati per un dipinto.


Gli studiosi rivelano il mistero dell’orecchio tagliato

Nel febbraio del 1888, dopo aver trascorso due anni a Parigi, Van Gogh si trasferì ad Arles, nel sud della Francia, con la speranza di poter dar vita ad una comunità di artisti. L’olandese, propose all’amico Paul Gauguin (che conobbe a Parigi) di andare a vivere con lui. L’artista parigino (che, come Van Gogh, doveva ancora ricevere ampi consensi) inizialmente titubante della proposta, la accettò solo dopo che il fratello minore di Vincent, lo corruppe perché accettasse la proposta, e quindi si recò ad Arles l’autunno del 1888. Inizialmente il rapporto tra Van Gogh e Gauguin era sereno, ma a lungo andare si inasprì. La notte del 23 dicembre 1888 quella che era una normale discussione, sfociò in un vero e proprio litigio, e Gauguin decise di andare via da casa. Van Gogh, armato di un rasoio, seguì il suo collega artista per strada, ma invece che attaccarlo, l’olandese tornò a casa e tagliò parte del suo orecchio sinistro, dopodiché lo avvolse in un giornale e lo diede ad una prostituta. Questa è la versione ufficiale di quanto accaduto, tuttavia, nel 2009, due studiosi tedeschi hanno pubblicato un libro in cui facevano presente che Gauguin, schermidore di talento oltre che artista, tagliò una parte di orecchio di Van Gogh con una sciabola nel corso di una lite. Tuttavia, Van Gogh che non voleva perdere la sua amicizia con l’artista parigino, accettò di coprire la verità in modo da evitare la galera all’amico.


Diede vita ad alcuni dei suoi dipinti più famosi mentre era in manicomio

Nel Maggio 1889, Van Gogh, che nei mesi precedenti aveva manifestato episodi di disturbi mentali, decise di ricoverarsi al Saint Paul de Mausole, ossia un ospedale psichiatrico situato in un ex monastero nella città di Saint-Remy-de-Provence, nel sud della Francia. Inizialmente gli fu diagnosticata una semplice epilessia, ma i medici proposero un’altra miriade di diagnosi che comprendevano: il disturbo bipolare, l’alcolismo e la porfiria acuta intermittente (una malattia metabolica). La cura riservata all’artista consisteva prevalentemente in lunghi bagni. Rimase in ospedale per circa un anno, durante il quale dipinse i giardini e la campagna circostante della clinica psichiatrica stessa. Gli oltre 100 dipinti risalenti a quel periodo comprendono alcune delle sue opere più celebri, come “La notte stellata”, che è stata acquistata dal Museum of Modern Art di New York nel 1941, e “Iris” che fu acquistato da un industriale australiano nel 1987 per l’allora cifra record di $53,9 milioni. Dal 1990 il dipinto è stato di proprietà del J.Paul Getty Museum che lo acquistò per una cifra che non fu resa nota.


Non si è mai sposato e non ha mai avuto figli

Van Gogh fu sfortunato nel campo amoroso, infatti, mentre viveva in Olanda con i suoi genitori, nei primi anni del 1880 quando aveva inizio la sua nuova carriera artistica, si innamorò di sua cugina Kee Vos-Stricker, rimasta nel contempo vedova. Nonostante la cugina continuasse a respingerlo, il neo-artista non demordeva, ma quest’amore creò delle tensioni tra Van Gogh ed i suoi genitori che avevano espresso il loro disappunto per la nuova carriera da artista intrapresa dal figlio. Con il tempo, l’amore per la cugina lasciò spazio a quello per Sien Hoornik, un’ex prostituta che posò come modella per i suoi quadri, ma anche in questo caso, la famiglia Van Gogh disapprovò quest’amore e la relazione finì. Un po’ di tempo dopo l’artista ebbe una relazione con una vicina di casa più grande di lui, di nome Margot Begemann. Quest’ultima tentò il suicidio poiché la propria famiglia non approvava questa relazione. Infine, a Parigi, Van Gogh instaurò una relazione amorosa con la modella italiana Agostina Segatori, ma anche in questo caso, non ci fu lieto fine.


Non si suicidò

Secondo la versione ufficiale, il 27 luglio 1890, mentre dipingeva in un campo di grano ad Auvers-sur-Oise, in Francia, Van Gogh si sparò all’addome per poi percorrere un miglio di strada che lo divideva dalla locanda in cui morì due giorni dopo. Tuttavia, nel 2011 i due co-autori della biografia dell’artista olandese, hanno esposto al mondo intero un’alternativa più plausibile: si pensa che Van Gogh sia stato ucciso accidentalmente da un colpo di pistola partito dalle mani di un sedicenne, famoso per aver deriso l’artista. Ma il pittore disse che si trattò di un colpo auto-inflitto, poiché vide quello sparo come una sorta d’aiuto da parte del ragazzino, che stava mettendo fine alla sua infelicità e alla tristezza causata dal fatto di essere solo un peso finanziario per suo fratello Theo. Gli autori affermano tutt’oggi la veridicità della loro teoria sostenuta da diverse prove come il fatto che né la pistola e né l’attrezzatura da pittura di Van Gogh furono mai ritrovate. Inoltre, se il pittore si fosse sparato all’addome, sarebbe stato impossibile per una persone nelle sue condizioni, poter percorrere tutta quella strada, prima di arrivare alla locanda. Infatti, ulteriori studi, affermano che un uomo riferì di aver sentito uno sparo che non proveniva da un campo di grano, ma da Auvers, a circa mezzo miglio dalla locanda in cui morì Van Gogh, una distanza che, in quelle condizioni, sarebbe stata più semplice da percorrere.


Sua cognata giocò un ruolo cruciale per la sua fama postuma

Nel mese di gennaio del 1891, sei mesi dopo la morte di Van Gogh, il fratello Theo, che contrasse la sifilide, morì all’età di 34 anni in Olanda. Allora, la vedova Jo Van Gogh-Bonger ereditò un vasto numero dei dipinti, lettere e disegni di Vincent. Da allora si impegnò vivamente per far conoscere al mondo intero il nome di suo cognato, mettendo in atto diverse mostre. Inoltre, nel 1914 pubblicò una raccolta di lettere scritte dal pittore, nel tentativo di raccontare la sua storia. Nello stesso anno, fece spostare i resti del marito, che si trovavano in Olanda, per poi seppellirlo ad Auvers-sur-Oise, dove era sepolto il fratello maggiore. Dopo la scomparsa di Jo, il figlio di Theo, Vincent William Van Gogh, fondò il Museo Van Gogh, che aprì ad Amsterdam nel 1973.


Sostieni SOS studenti! Ci basta un Like!
Luca D'Agostino
Il tipico universitario fuori sede 20enne che ama nerdeggiare (a modo suo) di qua e di là. Non ama troppo gli stereotipi e se c'è qualcosa che piace a tutti, a lui deve stare obbligatoriamente sul c...
Diventa anche tu un nostro collaboratore! Scrivi per noi!
Leggi altri articoli in Case e alloggio Fuori Sede