6 modi in cui i social network hanno cambiato le nostre vite (in peggio)
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6 modi in cui i social network hanno cambiato le nostre vite (in peggio)

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Le conseguenze legate all'uso massiccio dei social network sono davvero tante e noi ne siamo travolti senza nemmeno rendercene conto

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I social network hanno sicuramente portato tante piccole rivoluzioni nella vita di tutti e non sono stati un’invenzione malefica, come in molti si ostinano a voler comunicare. Inutile annoverare gli effetti positivi o dare la colpa allo strumento, considerandolo nefasto. Ormai è noto che non è tanto il mezzo ad essere un problema in sé: il vero grattacapo è rappresentato dal suo utilizzatore e, nello specifico, correndo il rischio di generalizzare, dal soggetto medio che ha trasformato lo smartphone in primis e, come conseguenza diretta, i social network, nella sua trappola.

Andiamo con ordine. Partiamo dal principio, ovvero da noi. Mi vengono in mente alcune parole tratte da un film di Woody Allen, Basta che funzioni, “[…] sono tutte basate sul falso concetto che l’uomo sia fondamentalmente buono e che se gli dai l’occasione di essere onesto l’afferra… che non è uno stupido, egoista, avido, codardo e miope verme. Quello che dico è che la gente rende la vita peggiore di quello che dovrebbe essere e, credetemi, è già un incubo senza il bisogno del suo aiuto, ma in definitiva mi dispiace dirlo, la nostra è una specie fallita”. Il regista ci va giù pesante, anche se è innegabile che in parecchie questioni abbiamo davvero fallito. In parte, lo abbiamo fatto proprio sui social network: è in questo angolo di mondo, infatti, che frequentiamo tutti ogni giorno, che si concentrano alcuni dei peggiori difetti dell’uomo, come la stupidità e l’egoismo. Il confluire di questi e altri elementi, ai quali si aggiunge una malsana dose di narcisismo insita in ognuno di noi, crea una combo letale che, con il passare del tempo, ci farà perdere di vista la realtà che ci circonda.

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Non si tratta di moralismo allo stato puro o di ergersi a giudici della società considerandoci migliori: la democratizzazione dei mezzi di informazione e del web in toto ha fatto sì che ognuno possa decidere il modo in cui adoperare lo strumento in questione. In un certo senso, è giusto che sia così. Ma ci sono delle situazioni, che esistevano già prima dell’invasione social, che sono state enfatizzate alla massima potenza su queste nuove piattaforme. Quindi, se è pur vero che i social hanno portato qualcosa di buono nell’umanità, come la possibilità di ricevere informazioni in tempo reale su ciò che sta accadendo nel mondo o di mantenere i contatti con persone lontane, ci sono anche dei fattori che non hanno contribuito granché a creare unione ma, al contrario, non fanno altro che alimentare l’invidia da una lato e l’autocompiacimento dall’altro. Vediamo in che modo attraverso questi 6 punti.

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1. L’insorgere di nuove “malattie sociali”

La più comune tra tutte è la cosiddetta FOMO, Fear of Missing Out, ovvero la paura di essere tagliati fuori, di perdersi delle informazioni importantissime e rilevanti sulla vita degli altri e, più in generale, sull’umanità. Questo ci porta a controllare i social network in modo ossessivo. Purtroppo, non è l’unica malattia social che ha infettato il mondo. Avete mai sentito parlare dell’Online Identity Disturbance? Si tratta di un particolare tipo di disturbo nel quale si crea una sorta di alter ego di sé sui social, indebolendo quella che è la reale identità fuori dal mondo virtuale. Il rischio è che ogni insulto o critica ricevuta attraverso i social possa colpire ancor di più un’autostima che è già abbastanza bassa e compromessa.

2. L’autoesaltazione dell’io

Non c’è niente da fare e chi lo nega non ne ha la ben che minima percezione: tendiamo sempre ad esaltarci, chi più chi meno. Ci consideriamo migliori degli altri, spariamo giudizi a zero per come si comporta la gente, la stessa della quale poi realmente non ci importa nulla, e facciamo in modo che mettendo in evidenza i loro difetti, vengano fuori i nostri punti di forza. Il bisogno di mettere in mostra tutto ciò che facciamo, serve solo a rafforzare l’immagine che ci siamo creati di noi stessi. Abbiamo bisogno di dimostrare agli altri che siamo simpatici, socievoli, belli, che abbiamo una vita fantastica e facciamo un sacco di cose, che abbiamo tantissimi amici e che tutti ci stimano, che siamo quelli giusti in un mondo sbagliato. La risposta al perché gli esseri umani sentano questo impellente bisogno di farsi vedere e di alimentare il proprio ego, è insito nella loro stessa natura. Senza l’appoggio degli altri non ci sentiremmo nulla probabilmente. Il limite a tutto ciò è che i social possono nutrire questa necessità, ma sono anche in grado di distruggerci in pochi secondi, senza che ce ne rendiamo nemmeno conto. Più like si ricevono, più ci si sente delle divinità. Se ne si ha pochi, ci si sente quasi sprofondare e si ha la sensazione di essere soli. Ricordate: la vita vera, è un’altra cosa. Siete sempre in tempo a capire che tutto questo non ha senso.

3. La spettacolarizzazione del dolore

Un tempo quando si stava male o quando si vivevano tragedie famigliari, ci si chiudeva nel proprio dolore condiviso con poche persone davvero care. Adesso, invece, la lacrima virtuale è all’ordine del giorno. La foto di una persona cara che ci manca, la condivisione della tristezza con centinaia di perfetti sconosciuti, sono considerate la normalità. Il dolore si supera davvero attraverso la sua teatralizzazione? Se è così, come avranno fatto a sopravvivere quelli che lo hanno vissuto prima di noi? Ricordo che il giorno prima della mia laurea, scoprii della morte di una persona alla quale tenevo proprio attraverso i social. E quel dolore trasmesso così, comunicato in una forma virtuale incapace di trasmettere emozioni reali, provocò soltanto tanta rabbia e frustrazione. Una tragedia sbattuta sotto gli occhi di tutti non assume un peso maggiore. Provoca sentimenti strani che vanno dalla pietà all’indifferenza più totale. Tutto quello che non dovrebbe accadere in pratica.

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4. Il teatrino degli apprezzamenti 

Quali logiche si celino dietro alcuni atteggiamenti sui social, non ci è dato saperlo. Forse, un gruppo di psicologi ben addestrati a interpretare il genere umano, potrebbe fornire qualche risposta concreta. Il fenomeno del quale parlo è la sostanziale falsità che c’è dietro molte delle azioni che gli esseri umani compiono sui social. Non si può categorizzare il tutto perché i meccanismi sociali che si innescano sono davvero molto complessi. Basti fare alcuni esempi per comprendere il processo generale: quando non mettete il like per primi a qualcuno anche se una cosa vi piace, ma siccome l’ha pubblicata quel qualcuno, allora non potete essere i primi. Quando mettete il like per primi a qualcuno non tanto perché vi piaccia veramente il suo contenuto, ma perché attribuite a quel like un valore simbolico. Sì, perché nella vostra mente in quel momento state compiendo qualcosa di specifico: state, ad esempio, facendo un dispetto a qualcuno. O ancora, state cercando di farvi perdonare per qualcosa. Come se quel pulsante avesse davvero un valore reale. In molti lo adoperano come un coltello: colpiscono, squarciano e poi aspettano, dietro quella potente barriera che è lo schermo, di vedere una reazione che, probabilmente, non arriverà mai. Magari semplicemente perché la teatralità del vostro gesto non ha effetti sul mondo. Magari avete soltanto contribuito ad accrescere l’ego di qualcuno con il vostro apprezzamento a forma di pollice in su. E si torna, così, al punto due.

5. Il bullismo virtuale

A grandi linee, è quanto già espresso nel punto precedente, ma il discorso, nella pratica, è molto più intricato. Sui social network facciamo molto di più di quello che oseremmo fare nella vita di tutti i giorni, nella quale siamo non solo frustrati, ma anche codardi. Non sappiamo dire quello che realmente pensiamo, se non celandolo dietro battutine taglienti, che poi diventano frecciatine scritte sulla nostra bacheca Facebook. Ancora peggio è il momento in cui ci mettiamo a fare i bulletti, prendendo di mira qualcuno solo perché ci sentiamo nella condizione di poterlo fare. Sempre, perché, dietro uno schermo, protetti dalla distanza, ci sentiamo tutti più forti e in diritto di fare quello che ci pare. Tanti ragazzini sono stati indotti al suicidio per le provocazioni ricevute attraverso i social. Ditemi voi: se non è andare alla deriva questo, allora che nome gli possiamo affibbiare?

6. Il tempo sprecato

Vi è mai capitato di iniziare a spulciare i profili di altre persone e rendervi conto di aver impiegato ore del vostro tempo nel farlo? Alla fine, come vi sentite? Perché quello che provo io è di aver preso il mio tempo e di averlo buttato in un buco nero. E il tempo, purtroppo, non te lo ridà indietro nessuno. O ancora, vi siete mai ritrovati a passare un sacco di minuti dietro la fotocamera di uno smartphone nel tentativo di immortalare un paesaggio mozzafiato perché volete postarlo in diretta su Instagram? Poi, non vi sentite come se non aveste effettivamente vissuto quel momento? O come se lo aveste, in fondo, vissuto a metà perché in realtà stavate facendo altro (scattare la foto più giusta per ottenere il massimo numero di like)? Non credete che tutto questo abbia un’influenza eccessiva sulle nostre vite? 2 ore al giorno trascorse così, in un anno fanno 91 giorni. Avete idea di quante cose si possono fare in 91 giorni?

Riprendete in mano la vostra vita allora, non lasciatevi incatenare dalle logiche social, alzate la testa e aprite gli occhi ogni tanto: quello che c’è là fuori non è poi così male!

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