10 cose che accetterai serenamente solo alla fine dell’Università
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10 cose che accetterai serenamente solo alla fine dell’Università

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Quali illuminazioni avrai grazie all'università? O meglio, a cosa ti rassegnerai entro la fine dell'università?

Ci sono cose, situazioni e contesti e “cose” che capirai solo con qualche anno di esperienza in più. L’università è una grande scuola di vita, ti insegna molte cose, e non solo tramite gli esami ma anche solo frequentandola; forse perchè li dentro ci passi gli ultimi contraccolpi dell’adolescenza, e li dentro ci maturi per davvero, ci diventi grande. Fatto sta che ci entri con le Converse rotte ai piedi, qualche rasta e tanta voglia di fare festa, e magicamente ci esci con la ventiquattrore e la scarpetta di pelle… ma, in soldoni, quali illuminazioni avrai alla fine dell’università? Cosa avrai effettivamente capito? Questo.

 

1. Ti serve il doppio del tempo per studiare rispetto a (quasi) qualsiasi altro compagno…

…e questo succede perchè il 90% degli studenti universitari è pervaso dal pessimismo cosmico leopardiano. In fondo tutti ci sentiamo di “aver bisogno del doppio del tempo rispetto agli altri”, e qui parte il loop. Il punto è che a te, proprio a te, effettivamente serve tanto tempo, vuoi perchè ti distrai facile, vuoi perchè hai mille attività collaterali, vuoi perchè studi hard. Fatto è che molti (troppi) altri tuoi compagni con cui fai gruppo, studiano relativamente poche ore al giorno, si permettono session di shopping, serate a ballare, cene dagli amici, sono felici e prendono 30. Tu no, tu devi studiare come un disperato per 4 mesi per arrivare al 25. E tutto questo lo accetterai solo all’ultimo esame, quando candidamente dirai “Si, ho preso un bel voto, ho studiato mesi e mesi, non ho avuto vita sociale, ma va bene così”.

 

2. L’ansia non ti passerà mai

Se sei un ansioso cronico, e vivi di pane – camomilla e imodium prima di ogni esame, cercherai di combattere l’acerrima nemica per anni. E magicamente solo al quinto anno capirai come conviverci: iniziando a studiare mesi prima, evitando la vita sociale se la vuoi evitare, non dando spiegazioni delle tue sparizioni. E imparerai a viverci, o meglio a con-viverci: tu e lei, non più nemiche, imparerai a domarla e metterla in un angolo del tuo stomaco dolorante (e soprattutto ti incavolerai pensando “non potevo arrivarci prima a questa conclusione?”)

 

3. Non puoi (più) bere tutte le sere come se non ci fosse un domani

Perché, brutale realismo, un domani c’è. Se a 20 anni ti sparavi ogni sera una festa erasmus, una cena con gli amici, una serata a ballare, a 25/26/27 (dipende un po’ da quanto ci stai mettendo a finire!) la musica cambia. Apprezzi molto di più le serate tranquille, non esci più con l’idea di devastarti di alcool (bè, con le dovute eccezioni!), e quando lo fai te ne penti amaramente il giorno dopo. Il punto, il piccolo punto che ti fa capire che stai “diventando grande” non è tanto il doversi privare della serata – devasto e poi avere rimorsi e rimpianti pensando agli amici fuori, ma è quella vocina dall’interno che ti dice “Eddai, anche stasera no, domani abbiamo da fare!” e la tua successiva risposta “Hai ragione, stasera non si beve/non si esce”…e questa si chiama coscienza.

 

4. Puoi (anzi, devi!) mandare a quel paese i compagni frustrati e quelli che se ne approfittano

Tutti li abbiamo. Tutti. Sono quelli che ti vengono a chi vengono a chiedere ogni venerdì gli appunti della settimana appena finita, sono quelli che si fanno prestare i libri il giorno stesso in cui tu hai fatto l’esame, sono quelli che ti chiedono di passargli le registrazioni o di studiare insieme ad una settimana dall’appello (con la più logica conseguenza che loro studiano, tu perdi solo tempo a stargli dietro). No, siamo studenti universitari, non siamo la Caritas. Essere gentili e disponibili è un conto, aver scritto “scemo” in fronte, un altro. Puoi e devi mandargli a quel paese, devono capire che non sei li per loro. E soprattutto capirai soltanto molto tardi che vivere senza questi parassiti è molto, ma molto meglio.

 

5. Gli assistenti sono frustrati e perfidi, e forse hanno ragione..

E lo accetterai serenamente durante l’ultimo esame. Capirai che sono studenti “un po’ meno giovani”, e che in fondo in fondo un po’ li capisci, perchè se tu potessi interrogare qualche matricola, una di quelle che viene all’università “a caso”, anche tu saresti molto perfido e cattivo. E non appena ti sovverà questo pensiero, aggiungerai “No un momento…sto dando davvero ragione alla categoria degli assistenti? Quelli che mi hanno fatto penare 5 anni? Quelli per cui ho dovuto ridare quell’esame 3 volte? OMMIODDIO.”

 

6. La tipa del 30

La tipa che prende tutti 30 studia un terzo rispetto a quel che studi te, è figa il triplo di te ed è pure ricca, e tu…bè tu non puoi farci proprio niente. Questa direi che non ha bisogno di commenti.

 

7. I tuoi professori non risponderanno mai per tempo alle mail

…non arriveranno mai in orario a ricevimento, magari addirittura salteranno ricevimento senza avvisare, non pubblicheranno (se non a 20 giorni dall’appello) il programma degli esami, non ti correggeranno mai la tesi per tempo onde scongiurare crisi di profondissima ansia. E tu, se al primo anno sentivi i morsi dell’ansia allo stomaco, non sapevi come fare, piangevi disperato con mamma o urlavi al telefono con l’amica, chiedevi ossessivamente e compulsivamente ai compagni se avevano novità…bè, ora ti limiti a sbuffare.

 

8. Le lezioni più pesanti saranno sempre ad orari illegali

8 del mattino o 5 del pomeriggio. Cosicchè tu ti debba svegliare alle 6 e rimettere piede in casa alle 9. E capirai solo molto tardi negli anni universitari che sbraitare e odiare con tutte le tue forze quei professori non servirà a nulla.

 

9. La camomilla non serve a tranquillizzarti

…tuttavia fa effetto placebo, e questo basta. Anzi no, ora sai anche che fa solo un effetto fittizio, quindi non ti fa neanche più quell’effetto….però è una routine, e va bene così.

 

10. I litri di birra bevuti alle feste non si trasformano in CFU

…ma in terribili hangover, e qui ci ricolleghiamo al punto 3, “capisci che non puoi più bere come se non ci fosse un domani, perchè un domani c’è”.

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Francesca Alberti
Classe 1989, laureata alla magistrale in Arte contemporanea, vive fuorisede a Genova da svariati anni. Le piace leggere e scrivere, crede di essere una grande fotografa e si definisce "una creativa", ...
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