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Linkedin & Facebook: numeri in crescita grazie ai Big Data
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Linkedin & Facebook: numeri in crescita grazie ai Big Data

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Le principali potenze social confermano il trend di crescita grazie al supporto e utilizzo degli ormai indispensabili Big Data. Tutti i numeri del fenomeno.

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BIG DATA IL FUTURO AZIENDALE

“While there is no one strategy that works best for all organizations, any organization can be helped to make better decisions by having better information.”

Una frase che anticipa tutto. Non c’è miglior modo per inculcare nelle teste dei miscredenti che i Big Data, i numeri, le analisi statistiche sono ormai un punto forte su cui bisogna scommettere. Le più grandi aziende mondiali lo stanno capendo, ora tocca alle PMI fare un ulteriore sforzo di comprensione per portare la propria attività ad un altro livello competitivo. Il problema di massima però rimane sempre quello: le organizzazioni e le aziende tendono ad avere risorse finanziarie limitate da spendere nel campo degli analytics.  Questo vincolo costringe le organizzazioni a non investire solamente per “fare analytics”, ma a creare una strategia per massimizzare il ritorno sugli investimenti in questo campo definito. Un ulteriore passo in avanti, per ora, lo stanno facendo le potenze social che si basano incondizionatamente su tale supporto quantistico.

 

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BIG DATA IL FUTURO AZIENDALE: LINKEDIN

Un esempio di successo è rappresentato, per esempio, da LinkedIn, rappresentato da Marcello Albergoni (Head of Italy and Iberia di LinkedIn) il quale ha spiegato come:

“Per LinkedIn lo studio dei Big Data è fondamentale. Proprio grazie a una continua analisi ed elaborazione degli stessi, infatti, il social network dedicato ai professionisti offre ai suoi oltre 330 milioni di utenti, in 200 differenti paesi, e alle 4 milioni di aziende, che hanno aperto una Company Page, gli strumenti per essere sempre aggiornati sulle novità e le tendenze del proprio settore d’interesse. In questo modo le nuove generazioni possono entrare in contatto nella maniera migliore, da desktop e da mobile, con il mondo del lavoro. Miliardi di dati, dunque, per milioni di opportunità d’interazione professionale che grazie al costante aggiornamento dell’Economic Graph vorremmo far arrivare a tutti quei talenti attivi o passivi che compongono oggi il network della classe dirigente del futuro”.

 

BIG DATA IL FUTURO AZIENDALE: FACEBOOK

Tra le grandi potenze mondiali non poteva di certo mancare Facebook. Un ultimo trimestre da record quello registrato dall’azienda di Menlo Park che ha chiuso con un importante rialzo: profitti in aumento dell’11% a 896 milioni di dollari e ricavi lievitati del 41%, a quota 4,5 miliardi. Tutto questo è in gran parte merito della nuova strategia pubblicitaria che non ricorre a un approccio tradizionale volume based, ma mostra invece solo le inserzioni più pertinenti grazie all’utilizzo, ancora una volta, dell’analisi dei big data. Elemento imprescindibile di crescita aziendale. Anche Zuckenberg l’ha capito. L’advertising su smartphone e tablet vale il 78% delle entrate pubblicitarie complessive del network, ben 12 punti in più rispetto allo scorso anno.

 

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BIG DATA: INFOGRAFICA

Prepararsi all’evoluzione. Reagire al cambiamento. Il mercato del lavoro richiede una certa rapidità di recepimento evolutivo per non rimanere incatenati al tradizionalismo che, soprattutto oggi, significa brancolare nel buio. Nel prossimo futuro i manager di domani dovranno essere pronti a ricoprire più funzioni aziendali, non basta essere preparati verticalmente. L’analisi dei dati sarà necessaria per analizzare funzionamento e sviluppo di performance e non solo. L’adozione di software ed applicativi web che consentono di immagazzinare/gestire/strutturare le grandi quantità di dati strategici sta diventando sempre più importante per le aziende di tutto il mondo, e secondo gli analisi tra il 2016 e il 2020 (anni spartiacque) saremo testimoni di un cambiamento epocale in cui le aziende saranno obbligate a diventare “tecnologiche”, “connesse” al web e ai loro clienti. Come in tutte le cose nuove c’è però un problema di recepimento, soprattutto strategico. Se da un lato il 97% dei dirigenti ha dichiarato di aver ben compreso come i Big Data possono creare valore nella gestione della supply chain, dall’altro solo il 17% di loro ha già messo in piedi un sistema funzionante per l’analisi dei Big Data. Ed è anche per questo che in Italia si stanno smuovendo le acque con nuovi corsi specializzati sull’argomento. E’ il caso di BEMACS, il corso targato Bocconi in partenza il prossimo anno, che integra lo studio di IT e Big Data integrati con l’economia.

E se ancora la storia sui big data non vi ha proprio convinti, provate a dare un’occhiata ai numeri proposti nella infografica appena sotto.

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Infografica by Accenture

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