7 ragioni per cui ho lasciato il lavoro che amavo per l’università
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7 ragioni per cui ho lasciato il lavoro che amavo per l’università

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C'è chi spende la sua vita per fare quello che vuole e chi passa la vita a capire cosa vuole fare.

lavoro

C’è chi spende la sua vita per fare quello che vuole e chi passa la vita a capire cosa vuole fare. Volevo fare il conduttore televisivo da quando ero alto come il tavolo e ho speso tutte le mie energie per arrivare là dove tutti mi dicevano “è impossibile”. Tutt’ora mi chiedo se sia stata un’allucinazione ma dentro di me so che ho realizzato un sogno. Il problema è che è come una droga, non è che conquisti e poi sei a posto. Conquisti e poi ne sei dipendente.

Ma hai ancora l’università in sospeso.

Qualcuno non vedrebbe l’ora di abbandonarla, qualcun altro sa benissimo che “laurearsi non serve” (o che “laurearsi non basta”) ma non può farne a meno. Quindi molli tutto e torni indietro. Perché?

 

#1 – prendermi del “pirla” da tutti

E’ un altro divertentissimo lato delle scelte folli. E’ un vero peccato che un sacco di insuperabili life coach(es) passino i loro anni a bere 12 bicchieri di vino al giorno nelle osterie. Quando tutti costoro pensano che tu sia un pirla, probabilmente stai facendo la cosa giusta (sia comunque santificato il vino) – E, anche se così non fosse, hai fatto quello che tu sentivi giusto. Preferiresti sbagliare su consiglio altrui!?

 

#2 – Per vivere gli ultimi mesi da universitario della mia vita

Quando spendi la tua vita universitaria alternandola a lavori e lavoretti, finisci per sacrificare feste e festine non godendoti mai l’occasione fino in fondo. Quando finisci in un ufficio, chiuso tra 4 mura, porti a casa uno stipendio ma non hai più tempo libero per goderti la vita che c’è fuori. Poi scegli: inseguire il must della carriera lavorativa, che guiderà i prossimi 50 anni di precariato e lasciare il percorso incompiuto, o tornare a prenderti la laurea e approfittare dell’ultima occasione a disposizione nella tua vita per fare ciò che è giusto alla tua età.

 

#3 – Affrontare gli ultimi esami con i vecchi amici

Quando cominci a lavorare, l’università si allontana sempre di più. Riprendere i libri e ricominciare a studiare assomiglia un po’ alla scalata dell’Everest. Hai due scelte: rimandare ad un giorno in cui speri di recuperare e farcela da solo – irrealizzabile – o tornare indietro e condividere con gli amici le ultime tappe della scalata. Ormai sei fuori corso e delle generazioni nuove non sai nemmeno l’anno di nascita. E laurearsi insieme, dopo tutto questo, è una figata pazzesca.

 

#4 – Risparmiare la tassa universitaria

Lavorare per mantenersi e pagare le tasse in vista di un ipotetico ritorno (il che diventa un bilancio economico difficilmente conveniente) o chiudere il fardello, risparmiare qualche migliaio di euro da godersi o reinvestire in strumentazione professionale? In tempo di crisi le persone normali si tengono il lavoro, i folli non accettano un sistema malato basato sul lavoro gratuito e la schiavitù professionalizzata.

 

#5 – Ricaricare le pile

Lavorare in alcuni contesti diventa stancante e stressante. Se di fronte a te c’è una nuova sfida devi essere carico a pallettoni e non sbagliare un colpo. Il segreto è dare il 120%. Se ti trovi al posto giusto al momento sbagliato…è meglio non esserci.

“You don’t have a second chance to make a good first impression”.

 

#6 – Ora o mai più: liberarsi di un peso

Sapevo benissimo che la mia laurea non sarebbe mai servita a nulla per i miei obiettivi lavorativi. L’ho scelta per cultura personale, ho proseguito con la laurea magistrale per solo scopo personale. L’università non è ciò che ti insegna, l’università è la forma mentis che porti a casa. Un percorso personale che improvvisamente si rende ostacolo delle tue ambizioni. E allora è tempo di mettersela in tasca!

 

#7 – Prendere la rincorsa

C’è chi si affligge e si lamenta perché il mondo circostante non gli offre quello che desidererebbe. A volte mi sembra di vedere gente che spera di buttarsi in autostrada con la Peg-Perego (cacchio quanto bramavo la Peg-Perego quand’ero piccolo!!!). Se vuoi arrivare al casello ma stai per finire la benzina, meglio un pit-stop e uno snack per ripartire più carico di prima.

 

Seneca sosteneva che “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. Scegliete il vostro porto e andateci col vento in poppa.

Buon vento.

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Max Andreetta
Massimiliano Andreetta, 27 anni, cantastorie. Friulano atipico, raggiunge lo status di “apolide” cambiando frequentemente domicilio tra Udine, Gorizia, Lisbona, Milano e Berlino. Fortemente spa...
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