Ce o c’è: come si scrive?
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Alla pronuncia sono praticamente identiche ma hanno due funzioni diverse: ce o c'è. Qual è la forma giusta da utilizzare? Come si scrive?

ce o c'è

CE O C’E’: COME SI SCRIVE

Alla pronuncia sono sostanzialmente identiche, soprattutto se avete la E un po’ aperta, eppure grammaticalmente sono due forme distantissime: stiamo parlando di ce o c’è (spesso confuse anche con cie o ciè, che invece sono forme del tutto inesistenti in italiano), entrambe esistenti e contemplate nella grammatica italiana, ma con grado e funzioni ben diverse. Vediamo quali sono e quale delle due scegliere in base al caso.

CE O C’E’: UTILIZZO CORRETTO

Iniziamo da ce, senza segni grafici: questo morfema è una desinenza che può significare “a noi”, oppure un complemento o un rafforzativo. Vediamo qualche esempio.

  1. “A NOI”: Questa notizia ce l’ha detta Luca. (=Luca l’ha detta a noi)
  2. COMPLEMENTO: Quanti ce ne sono in quel posto? (=quanti di quelle cose ci sono)
  3. RAFFORZATIVO: Ce la devo fare assolutamente!

La forma c’è invece è la forma contratta del costrutto ci è: in quanto tale, ha al suo interno una forma verbale (il verbo essere alla terza persona singolare del presente) che fa da reggente e non ha bisogno di altri verbi nello stesso periodo. Esempi:

  • Oggi c’è (ci è) brutto tempo.
  • C’è (ci è) Sara? No, è uscita.
Leggi anche: A parte o apparte: come si scrive?

CE O C’E’, CE NE O CE N’E’

Altro costrutto grammaticale legato alla desinenza ce è quello con il ne o n’è, per il quale vale lo stesso discorso fatto in precedenza: ne, senza apostrofo e accento, è un rafforzativo (Ce ne fossero di persone come te!) e non è peraltro da confondere con (negazione), mentre n’è ha in sé la stessa forma verbale precedente (verbo essere, terza persona singolare presente) e fa da reggente, senza bisogno di altri verbi (Ce n’è di gente al concerto?). Ogni altra forma diversa rispetto a quelle qui ricordate (come ad esempio c’è ne o c’è n’è) non è grammaticalmente contemplata ed è da considerarsi errore.

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Giacomo Sordo
Veronese, cestista, universitario in vista di una fioca luce in fondo al tunnel: meglio su un campo che in aula, il che è veramente tutto un dire.
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